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EDITORIALE
 

Questo sito nasce da un'idea, o per meglio dire da un "sogno" di un giovanissimo imprenditore barese (fallito a causa dei derivati) e da una testarda imprenditrice piemontese che, nonostante l'impegno profuso da Alessandro Profumo & C., non sono riusciti a far fallire: binomio esplosivo.

Il sogno? Riportare nell'ambiente bancario una serenità che consenta agli imprenditori di poter trattare con partner commerciali (i bancari) e non con uno stormo di "avvoltoi" pronti solo a "strappare una libbra di carne" dal loro cuore. Ogni riferimento all'usura, alla estorsione ed alla truffa, perpetrata per decenni a danno di giovani e meno giovani lavoratori autonomi è chiaramente voluto e sentito, anzi vissuto e testimoniato sulla propria pelle da Rocco, Piera, Donatella, Emidio, Giovanni, Oscar, Andrea e centinaia di migliaia di altri imprenditori, forse ingenui, forse troppo onesti per potere immaginare che il potere bancario si spingesse sino ad una truffa legalmente camuffata.

L'esortazione a tutti coloro che si riconoscono nella nostra battaglia è di mettere da parte la vergogna, il senso di vuoto e di inadeguatezza che tutti noi abbiamo provato e di non esitare a contattare qualcuno di noi, scegliendolo anche tra il soggetto che ritiene piu' ideneo all'ascolto della sua storia.

Anche se i media tentano di ignorarci ed i banchieri minimizzano ("... non sono il demonio.." si difendeva il boss di Unicredit Profumo nell' intervista rilasciata a La Stampa di Torino) siamo in tantissimi e siamo molto uniti, abbiamo dalla nostra importanti associazioni (Adusbef in testa) ed ottimi Avvocati.

Con noi "vittime delle banche" il motto "divide et impera" non ha funzionato e non funzionerà : l'amicizia, valore assoluto che condividiamo, nata dalla disperazione e dal senso di impotenza, è un fiume in piena che prima o poi li travolgerà.

Piera Petrini Levo

 

 
   
Oscar Bruno
"Tipico operatore qualificato"

Mi chiamo Oscar Bruno, ho lavorato per circa 20 anni in una azienda di automazione industriale per poi tentar fortuna come imprenditore. in questa avventura non sono solo, siamo 7 soci; altri 6 pazzi che come me pensavano che non ci fosse solo “il sogno americano”, che si potesse anche sognare italiano qualche volta…..però... c’è un però.

Però siamo in italia e qui non basta che tu sappia fare il tuo mestiere; no. Qui devi far fronte tutti i giorni a mille altri “contrattempi” che nulla hanno a che fare con il tuo know-how; sono gli effetti collaterali di un sistema paese in cui sognare è pericoloso. Vi chiederete perché tenda a vedere le cose in modo pessimistico, calma…ora ve lo spiego.

Detto dell’entusiasmo che si debba avere a quarant’anni nell’affrontare un’avventura come quella intrapresa da noi, vi racconto in modo conciso come tutto questo entusiasmo si possa trasformare in panico allorquando uno si rende conto che di tutele non ce ne sono; la parola d’ordine è “fotti il prossimo tuo…” sempre e comunque.

In un paese in cui uno a quaranta anni può rimanere senza lavoro e non avere altra scelta che mettersi per conto suo; nello stesso paese in cui però il solo essere imprenditore e l’essere additato come filibustiere-evasore-truffatore è un tutt’uno e a prescindere, può succedere che nasca, per altro in un momento nero per la nostra economia, una azienda che oggi “sfama” (il termine non è improprio) circa 20 famiglie; una azienda che con la sola forza delle proprie idee e del proprio lavoro cresce vertiginosamente, triplica il suo fatturato ogni anno per quattro anni, che ad un certo punto, e non per fare business o speculazioni edilizie, decide di comprar casa; che trovi una società di leasing che gli propone il miglior leasing su piazza dandole così la possibilità di realizzare un sogno…; ora, di questa gente che è stata così buona con te puoi pensar male? No, non puoi, o almeno non potevi… essì, perché avresti dovuto.

Avresti dovuto non credere a gente che ti aveva appena risolto un problema come se ci debba essere una regola per cui da uno che ti fa un favore non puoi accettare altro perchè il secondo non sarà un favore…un pò è come se uno non dovesse avere fiducia nel prossimo, continuando a dubitare di tutto e tutti, sempre e comunque…che brutto eh? Già, ma questo non è un sogno, questo è un incubo.

Esattamente come quell’ 11 luglio 2007, quando arrivò quella raccomandata con la quale, in modo cordiale e italianamente corretto, la banca italease del sior Faenza (fino a quei giorni considerato un genio innovativo della finanza) mi informava che avrei dovuto dar loro 127mila euro a causa del fatto che il prodotto derivato su cui era basato il mio IRSwap aveva un mark to market negativo; c’era però una notizia buona in coda alla raccomandata, avevo 8 giorni di tempo per darglieli....fiuuuu, meno male.

Vi faccio una confessione, oggi di derivati, swap, up-front, mart-to-market so tutto o quasi, quell’11 luglio era leggermente diverso. Fino a quel giorno, e a partire dal marzo dell’anno precedente, io pensavo di aver sottoscritto una “assicurazione” che mi tutelava contro l’aumento del tasso euribor a 3 mesi, stop. Una robina che mi permettesse, visto che il leasing era legato al tasso euribor a 3 mesi, di ammortizzare le maggiori spese che l’aumento del tasso mi creava sulla rata del leasing. Per altro il tutto confermato dal fatto che trimestralmente incassavo quasi esattamente la cifra che avevo speso in più dal momento della sottoscrizione (euribor al 2,9% , ottobre 2006 fino al 4,9% giugno 2007)… tralascio di descrivervi lo stato d’animo che ho provato i primi giorni… poi l’adrenalina, come spesso mi accade, mi consente di ragionare e mettere a fuoco la situazione; parlo con decine di persone, (ovviamente tutti ti dicono “cazzo…. te lo avevo detto…” e mi ricordano la mia mamma, che non dice cazzo ma il refrain “io te lo avevo detto” lo usa in quantità industriale…), scopro di avere conoscenti che lavorano in banche d’affari, uno lavora in JP-Morgan…gli invio i miei contratti, li legge e li rilegge, stiamo ore al telefono, mi spiega tutto, arrivo a capire quanto bastarda sia quella maledetta formula di calcolo. Scopro che la formuletta, apparentemente infantile e semplice, in realtà è diabolica. In pratica pur dovendo tutelarmi dall’aumento dell’euribor, più questo saliva più era alta l’esposizione al rischio di ingenti perdite, e non solo… il tasso negativo veniva memorizzato e sommato a quello del trimestre precedente fino ad arrivare a tassi che definire di usura è un eufemismo.

Dai miei calcoli, nella peggiore delle ipotesi avrei incassato il primo anno 6.400 € e ne avrei resi al 5° anno circa 800.000 € sommando tutti i trimestri dei 4 anni precedenti. E il mark-to-market negativo di 129.000 € di luglio 2007, non era null’altro che la proiezione della formula riferita alla curva dell’euribor forward. Aggiungo che una volta dentro il meccanismo diabolico non avrei potuto uscirne (normalmente il gioco è quello di rinegoziare il contratto, farti prender fiato per poi ricominciare a succhiarti il sangue fino a sfinirti); ovviamente la banca invece, qualora il giochetto perverso non si fosse innescato, poteva “callare” cioè chiudere il contratto stesso. Insomma, in sintesi dall’undiciluglioduemilaesette il nostro sogno si infrangeva miseramente; aprivamo gli occhi e scoprivamo che è un mondo difficile e come diceva il poeta carotone, futuro incerto e felicità a momenti…

Però, anche qui c’è un però. Però succede che quando pensi di essere alla frutta ti muovi in modo frenetico e arrivi, come nel mio caso, a conoscere Persone che segnano la tua vita, ed è così che ho trovato il mio angelo… sfogliando col mio amico finanziere siti internet e giornali arriviamo ad un articolo del sole-24-ore a firma marcello frisone in cui si fa riferimento appunto al mio angelo: Piera; e qui cambia tutto, nel senso che scopro un mondo che non conoscevo e gente che da anni combatte da sola contro lobbies di potere e persone squallide, tutte travestite da banche e benefattori… a quel punto riprendo un po’ di fiducia e mi rendo conto di essere si in un incubo, ma di avere un piccolo vantaggio… quei famosi 129mila euro (che a distanza di un mese diventarono e sono tuttora 159mila…) non glieli ho ancora dati… e qui sta il sunto del sistema paese Italia, “articolo quinto, chi ha i soldi in mano ha vinto…” ed io ho il dovere di ritenermi fortunato perché ad oggi ho perso solo tranquillità e fiducia nel prossimo, ho seri dubbi se valga la pena continuare a fare l’imprenditore, ma non ho perso null’altro; su queste pagine leggerete confessioni di persone perbene che hanno dato la vita al proprio lavoro, che hanno generato ricchezza (forse anche per se stessi ma soprattutto per tutte le famiglie che lavoravano nelle loro aziende) ma che hanno dovuto chiudere i battenti; hanno dovuto rinunciare al proprio sogno e sono falliti, che nella nostra società equivale alla gogna del medioevo, e hanno visto la propria dignità calpestata… perché come dicevo prima qui siamo in un paese in cui se tu imprenditore fallisci, beh… di sicuro avrai fatto qualche cazzata no? Volevi sicuramente speculare… e poi tanto cadi in piedi, no? chissà quanti soldi hai evaso, e poi comunque con tutti quelli che hai fottuto in fondo un po’ te lo meriti…

Beh, questo è il pensiero comune in un paese che vede a capo dei due rami del parlamento due sindacalisti; che nello stesso parlamento vede anche la lobby delle banche molto presente, uno stato che non si preoccupa se banche di affari inglesi vendono in italia prodotti che a Londra NON sono vendibili da almeno un decennio, uno stato che non si rende conto che il “fenomeno dei derivati” ha letteralmente piallato l’economia in questo paese, dando per altro la possibilità a tutti i furbetti del quartierino di arricchirsi e fare affari con appunto finanzieri d’assalto come il sior Faenza…

Perché vedete, io non avevo mai capito chi ci rimettesse quando qualcuno faceva una plusvalenza, per me la plusvalenza non esiste, nel senso che per ognuno che fa un plusvalenza ci deve essere da qualche parte del mondo qualcuno che fa una minus-valenza di pari importo oppure tanti che fanno una minus-valenza di importo inferiore ma che sommati ricreano appunto quella plusvalenza… nel caso di specie Faenza-BancaItalease-memedesimo il tutto si è chiarito; lessi in ottobre un articolo in cui si spiegava come il sior Coppola un mattino comprò uno stabile sito in Venezia per 100 milioni di euro… a pranzo lo vendette alla banca Italease per 130 milioni di euro (ecco la plusvalenza…) nel pomeriggio la banca Italease affidò in locazione con un leasing immobiliare lo stesso immobile a 3 società real estate (tutte facenti capo al sior Coppola) che però, aimè, oibò, dopo pochissimo tempo risultarono insolventi, con il risultato che la banca Italease ritornò a prendersi in carico l’immobile. Sicuramente dei 30 milioni di plusvalenza, i siori Coppola e Faenza ne avranno spesi un po’ in merende, credo. Ma non pensate che la banca ci rimise; la banca, sempre gestita da quel genio del sior Faenza, pensò che con le commissioni che incassava dai contratti derivati poteva tranquillamente rientrare. Poi un giorno, forse anche a causa di questi movimenti sospetti tra furbetti del quartierino, qualcuno andò a far di conto in quella banca e scoprì sconcezze che hanno indotto la Banca di Italia a fare una cosa che non era mai stata fatta prima; azzerò il consiglio di amministrazione di banca Italease, rendendosi conto che la catena di controllo in quella banca non esisteva; obbligò la banca stessa a chiudere tutti i contratti derivati che aveva in essere con le banche di affari straniere (da qui la richiesta di rientro verso i propri clienti nel luglio 2007 e l’inizio del mio personale incubo) e, last but not least, indusse la magistratura a mettere al gabbio il sior Faenza and company.

E io? Beh, ho deciso che almeno la faccia ce la devo mettere anche a costo di passare per stupido, ho deciso che lo sforzo di Piera e di quelli come Lei va condiviso e aiutato, ho deciso che non avrò pace finchè questa storia non avrà un lieto fine per Rocco e ……, ma e ho anche deciso che in fin dei conti il mio mestiere mi piace così tanto che non voglio smettere per colpa di questi impuniti e se devo fallire lo voglio fare con le mie mani, il tutto, magari, sognando un po’ di meno.


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