Mi chiamo Oscar Bruno, ho lavorato
per circa 20 anni in una azienda di automazione industriale
per poi tentar fortuna come imprenditore. in questa avventura
non sono solo, siamo 7 soci; altri 6 pazzi che come me pensavano
che non ci fosse solo “il sogno americano”,
che si potesse anche sognare italiano qualche volta…..però...
c’è un però.
Però siamo in italia e qui non basta che tu sappia
fare il tuo mestiere; no. Qui devi far fronte tutti i giorni
a mille altri “contrattempi” che nulla hanno
a che fare con il tuo know-how; sono gli effetti collaterali
di un sistema paese in cui sognare è pericoloso.
Vi chiederete perché tenda a vedere le cose in modo
pessimistico, calma…ora ve lo spiego.
Detto dell’entusiasmo che si debba avere a quarant’anni
nell’affrontare un’avventura come quella intrapresa
da noi, vi racconto in modo conciso come tutto questo entusiasmo
si possa trasformare in panico allorquando uno si rende
conto che di tutele non ce ne sono; la parola d’ordine
è “fotti il prossimo tuo…” sempre
e comunque.
In un paese in cui uno a quaranta anni può rimanere
senza lavoro e non avere altra scelta che mettersi per conto
suo; nello stesso paese in cui però il solo essere
imprenditore e l’essere additato come filibustiere-evasore-truffatore
è un tutt’uno e a prescindere, può succedere
che nasca, per altro in un momento nero per la nostra economia,
una azienda che oggi “sfama” (il termine non
è improprio) circa 20 famiglie; una azienda che con
la sola forza delle proprie idee e del proprio lavoro cresce
vertiginosamente, triplica il suo fatturato ogni anno per
quattro anni, che ad un certo punto, e non per fare business
o speculazioni edilizie, decide di comprar casa; che trovi
una società di leasing che gli propone il miglior
leasing su piazza dandole così la possibilità
di realizzare un sogno…; ora, di questa gente che
è stata così buona con te puoi pensar male?
No, non puoi, o almeno non potevi… essì, perché
avresti dovuto.
Avresti dovuto non credere a gente che ti aveva appena risolto
un problema come se ci debba essere una regola per cui da
uno che ti fa un favore non puoi accettare altro perchè
il secondo non sarà un favore…un pò
è come se uno non dovesse avere fiducia nel prossimo,
continuando a dubitare di tutto e tutti, sempre e comunque…che
brutto eh? Già, ma questo non è un sogno,
questo è un incubo.
Esattamente come quell’ 11 luglio 2007, quando arrivò
quella raccomandata con la quale, in modo cordiale e italianamente
corretto, la banca italease del sior Faenza (fino a quei
giorni considerato un genio innovativo della finanza) mi
informava che avrei dovuto dar loro 127mila euro a causa
del fatto che il prodotto derivato su cui era basato il
mio IRSwap aveva un mark to market negativo; c’era
però una notizia buona in coda alla raccomandata,
avevo 8 giorni di tempo per darglieli....fiuuuu, meno male.
Vi faccio una confessione, oggi di derivati, swap, up-front,
mart-to-market so tutto o quasi, quell’11 luglio era
leggermente diverso. Fino a quel giorno, e a partire dal
marzo dell’anno precedente, io pensavo di aver sottoscritto
una “assicurazione” che mi tutelava contro l’aumento
del tasso euribor a 3 mesi, stop. Una robina che mi permettesse,
visto che il leasing era legato al tasso euribor a 3 mesi,
di ammortizzare le maggiori spese che l’aumento del
tasso mi creava sulla rata del leasing. Per altro il tutto
confermato dal fatto che trimestralmente incassavo quasi
esattamente la cifra che avevo speso in più dal momento
della sottoscrizione (euribor al 2,9% , ottobre 2006 fino
al 4,9% giugno 2007)… tralascio di descrivervi lo
stato d’animo che ho provato i primi giorni…
poi l’adrenalina, come spesso mi accade, mi consente
di ragionare e mettere a fuoco la situazione; parlo con
decine di persone, (ovviamente tutti ti dicono “cazzo….
te lo avevo detto…” e mi ricordano la mia mamma,
che non dice cazzo ma il refrain “io te lo avevo detto”
lo usa in quantità industriale…), scopro di
avere conoscenti che lavorano in banche d’affari,
uno lavora in JP-Morgan…gli invio i miei contratti,
li legge e li rilegge, stiamo ore al telefono, mi spiega
tutto, arrivo a capire quanto bastarda sia quella maledetta
formula di calcolo. Scopro che la formuletta, apparentemente
infantile e semplice, in realtà è diabolica.
In pratica pur dovendo tutelarmi dall’aumento dell’euribor,
più questo saliva più era alta l’esposizione
al rischio di ingenti perdite, e non solo… il tasso
negativo veniva memorizzato e sommato a quello del trimestre
precedente fino ad arrivare a tassi che definire di usura
è un eufemismo.
Dai miei calcoli, nella peggiore delle ipotesi avrei incassato
il primo anno 6.400 € e ne avrei resi al 5° anno
circa 800.000 € sommando tutti i trimestri dei 4 anni
precedenti. E il mark-to-market negativo di 129.000 €
di luglio 2007, non era null’altro che la proiezione
della formula riferita alla curva dell’euribor forward.
Aggiungo che una volta dentro il meccanismo diabolico non
avrei potuto uscirne (normalmente il gioco è quello
di rinegoziare il contratto, farti prender fiato per poi
ricominciare a succhiarti il sangue fino a sfinirti); ovviamente
la banca invece, qualora il giochetto perverso non si fosse
innescato, poteva “callare” cioè chiudere
il contratto stesso. Insomma, in sintesi dall’undiciluglioduemilaesette
il nostro sogno si infrangeva miseramente; aprivamo gli
occhi e scoprivamo che è un mondo difficile e come
diceva il poeta carotone, futuro incerto e felicità
a momenti…
Però, anche qui c’è un però.
Però succede che quando pensi di essere alla frutta
ti muovi in modo frenetico e arrivi, come nel mio caso,
a conoscere Persone che segnano la tua vita, ed è
così che ho trovato il mio angelo… sfogliando
col mio amico finanziere siti internet e giornali arriviamo
ad un articolo del sole-24-ore a firma marcello frisone
in cui si fa riferimento appunto al mio angelo: Piera; e
qui cambia tutto, nel senso che scopro un mondo che non
conoscevo e gente che da anni combatte da sola contro lobbies
di potere e persone squallide, tutte travestite da banche
e benefattori… a quel punto riprendo un po’
di fiducia e mi rendo conto di essere si in un incubo, ma
di avere un piccolo vantaggio… quei famosi 129mila
euro (che a distanza di un mese diventarono e sono tuttora
159mila…) non glieli ho ancora dati… e qui sta
il sunto del sistema paese Italia, “articolo quinto,
chi ha i soldi in mano ha vinto…” ed io ho il
dovere di ritenermi fortunato perché ad oggi ho perso
solo tranquillità e fiducia nel prossimo, ho seri
dubbi se valga la pena continuare a fare l’imprenditore,
ma non ho perso null’altro; su queste pagine leggerete
confessioni di persone perbene che hanno dato la vita al
proprio lavoro, che hanno generato ricchezza (forse anche
per se stessi ma soprattutto per tutte le famiglie che lavoravano
nelle loro aziende) ma che hanno dovuto chiudere i battenti;
hanno dovuto rinunciare al proprio sogno e sono falliti,
che nella nostra società equivale alla gogna del
medioevo, e hanno visto la propria dignità calpestata…
perché come dicevo prima qui siamo in un paese in
cui se tu imprenditore fallisci, beh… di sicuro avrai
fatto qualche cazzata no? Volevi sicuramente speculare…
e poi tanto cadi in piedi, no? chissà quanti soldi
hai evaso, e poi comunque con tutti quelli che hai fottuto
in fondo un po’ te lo meriti…
Beh, questo è il pensiero comune in un paese che
vede a capo dei due rami del parlamento due sindacalisti;
che nello stesso parlamento vede anche la lobby delle banche
molto presente, uno stato che non si preoccupa se banche
di affari inglesi vendono in italia prodotti che a Londra
NON sono vendibili da almeno un decennio, uno stato che
non si rende conto che il “fenomeno dei derivati”
ha letteralmente piallato l’economia in questo paese,
dando per altro la possibilità a tutti i furbetti
del quartierino di arricchirsi e fare affari con appunto
finanzieri d’assalto come il sior Faenza…
Perché vedete, io non avevo mai capito chi ci rimettesse
quando qualcuno faceva una plusvalenza, per me la plusvalenza
non esiste, nel senso che per ognuno che fa un plusvalenza
ci deve essere da qualche parte del mondo qualcuno che fa
una minus-valenza di pari importo oppure tanti che fanno
una minus-valenza di importo inferiore ma che sommati ricreano
appunto quella plusvalenza… nel caso di specie Faenza-BancaItalease-memedesimo
il tutto si è chiarito; lessi in ottobre un articolo
in cui si spiegava come il sior Coppola un mattino comprò
uno stabile sito in Venezia per 100 milioni di euro…
a pranzo lo vendette alla banca Italease per 130 milioni
di euro (ecco la plusvalenza…) nel pomeriggio la banca
Italease affidò in locazione con un leasing immobiliare
lo stesso immobile a 3 società real estate (tutte
facenti capo al sior Coppola) che però, aimè,
oibò, dopo pochissimo tempo risultarono insolventi,
con il risultato che la banca Italease ritornò a
prendersi in carico l’immobile. Sicuramente dei 30
milioni di plusvalenza, i siori Coppola e Faenza ne avranno
spesi un po’ in merende, credo. Ma non pensate che
la banca ci rimise; la banca, sempre gestita da quel genio
del sior Faenza, pensò che con le commissioni che
incassava dai contratti derivati poteva tranquillamente
rientrare. Poi un giorno, forse anche a causa di questi
movimenti sospetti tra furbetti del quartierino, qualcuno
andò a far di conto in quella banca e scoprì
sconcezze che hanno indotto la Banca di Italia a fare una
cosa che non era mai stata fatta prima; azzerò il
consiglio di amministrazione di banca Italease, rendendosi
conto che la catena di controllo in quella banca non esisteva;
obbligò la banca stessa a chiudere tutti i contratti
derivati che aveva in essere con le banche di affari straniere
(da qui la richiesta di rientro verso i propri clienti nel
luglio 2007 e l’inizio del mio personale incubo) e,
last but not least, indusse la magistratura a mettere al
gabbio il sior Faenza and company.
E io? Beh, ho deciso che almeno la faccia ce la devo mettere
anche a costo di passare per stupido, ho deciso che lo sforzo
di Piera e di quelli come Lei va condiviso e aiutato, ho
deciso che non avrò pace finchè questa storia
non avrà un lieto fine per Rocco e ……,
ma e ho anche deciso che in fin dei conti il mio mestiere
mi piace così tanto che non voglio smettere per colpa
di questi impuniti e se devo fallire lo voglio fare con
le mie mani, il tutto, magari, sognando un po’ di
meno.
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