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E’ un giorno come tanti, pausa
pranzo. Sfoglio distrattamente il Sole 24 ore e vedo in
prima un trafiletto che riguarda la SOC. GEN., primaria
banca francese, finita qualche mese fa sotto la luce dei
riflettori per aver dovuto svalutare di ben 5 mld il suo
patrimonio in quanto un giovane ed infedele dipendente-trader,
tale Kerviel, aveva (secondo i vertici della banca) operato
in derivati senza adeguata copertura.
Oggi, a distanza di qualche mese, sonanti manette e pubbliche
scuse, seguite dall’”allontanamento” del
presidente della banca si scopre che il giovane trader aveva
operato in totale assenza di controlli, interno o esterni
e che (oops!) il beneficiario dell’immensa “fortuna”
(e della tragica svalutazione) era la banca stessa. Che
strano, che “caso” direbbe qualcuno!
Quello che invece è venuto
i mente alla sottoscritta, neo eletta presidente Avisdab,
prima Associazione italiana di sole vittime dei derivati
ed abusi bancari, è un’altra cosa. Avendo avuto
l’immenso privilegio di “raccogliere per strada”
il documento che contiene le motivazioni con le quali da
Consob ha sanzionato Unicredit nell’agosto 2007, nelle
persone di molteplici componenti del Cda e del consiglio
di sorveglianza del gruppo stesso, la mia memoria lo associa
a quello emesso dalla Società Generale ad esito della
propria ispezione e, quindi, decido di rendere nota a tutti
la conclusione a cui sono giunti gli Ispettori inviati dal
Dott. Cardia. “…In conclusione la società
non ha predisposto adeguati presidi per disciplinare il
governo dei processi produttivi in un’area particolarmente
rilevante e delicata quale quella di ingegnerizzazione di
strumenti derivati, particolarmente sofisticati e destinati
in ultima analisi alla negoziazione con “clientela
non istituzionale”, anche in considerazione del centrale
rilievo assunto dalla ridetta operatività in termini
economici all’interno del bilancio di Ubm (unicredit
banca mobiliare,nda)…”
L’analogia tra le due vicende, quella italica e quella
francese, mi pare piu’ che evidente. La sottile differenza
sta nel fatto che i giornali italiani di questo documento
della Consob non hanno dato notizia
e che si sono ben guardati dal riferire su una qualsiasi
possibilità di similitudine tra le due vicende. La
mia domanda, sempre uguale da otto anni è: quante
aziende dovranno ancora fallire e quanti lavoratori perdere
lavoro e dignità prima che qualcuno si renda conto
di cosa haprovocato questa maledetta “scommessa truccata”?
Piera Petrini Levo
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